Vivere le emozioni: come imparare a riconoscerle e gestirle

vivere le emozioni. Come imparare a gestirle

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Le emozioni sono un mistero, reazioni chimiche stimolate da eventi esterni ed interni, che alterano la nostra percezione istintivamente e distintamente a seconda dalla situazione.

Assumono diverse forme, come la paura, la tristezza, la rabbia, la gioia, il disgusto. 

Può capitare di sentirsi imbarazzati nel provarle, perché magari una di loro è sfuggita al nostro controllo.

Quel che dobbiamo capire è che in realtà ogni emozione, per quanto fuori dal nostro controllo, è degna di considerazione. Non dobbiamo sentirci sorpresi o in colpa per averla lasciata uscire, in quanto essa è una parte di noi, del carattere e della personalità di ciascuno e si manifestano tramite l’espressività.

Disregolazione delle emozioni, la radice del problema

Le emozioni hanno un’origine istintiva, per questo è difficile controllarle e quando emergono spesso vengono viste come uno svantaggio

Basta pensare all’espressione: “Lasciarsi tradire dalle emozioni”.

Da un punto di vista sociale infatti le emozioni spesso giocano un ruolo complicato, quindi sovente si preferisce tenerle chiuse in un cassetto.

Se si pensa invece alla loro funzione in natura si avrà come risultato l’esatto opposto: sono un sistema di reazione istantaneo, fondamentale per la sopravvivenza.

Questi due aspetti in conflitto tra loro generano un senso di smarrimento, dettato da due fattori principali:

– non siamo a conoscenza di quello che accade,

– non siamo in grado di gestirlo.

Il senso di impotenza che ne deriva è superabile quindi lavorando sulle emozioni stesse. Imparare cosa sono, come riconoscerle, elaborarle e gestirle con naturalezza. 

Quando si parla di emozioni, le parole sono importanti

Parafrasando questa famosa citazione cinematografica: chi parla male, pensa male e vive male. 

Spesso con le emozioni succede lo stesso. Può capitare di identificare un’emozione con una parola che non la rappresenta e finire per credere di provare qualcosa che in realtà non è ciò che stiamo provando.

Detto in maniera più semplice, con un esempio:

Uno degli equivoci più diffusi è confondere il dolore con la rabbia. Spesso diciamo che ci fa arrabbiare una situazione o una persona che in realtà ci provoca dolore e delusione. Rabbia passa, il dolore è un sentimento che resta a lungo.

Le emozioni non vengono trattate tutte allo stesso modo, ognuna ha un proprio processo di elaborazione. Confonderle tra loro è il primo errore da non fare, aggiungere caos ad una situazione già torbida potrebbe avere effetti davvero problematici.

Entrare in contatto con se stessi, e imparare a riconoscere da cosa vengono generate le nostre azioni e reazioni, può aiutare a definire i contorni, mettere in ordine e comprendere ciò che sta succedendo. 

Una volta che la conoscenza sarà stabilita, sarà facile adattarla agli automatismi e al giudizio che diamo a ciò che stiamo provando.

Come si vive correttamente un’ emozione?

Il mondo non è in bianco e nero, le persone allo stesso modo sono formate da una varietà di sfumature che definisce l’unicità di ciascun individuo.

La ricchezza espressiva è data dal saper distinguere tutte le varie gradazioni con cui le emozioni vengono vissute.

Per favorire questa abitudine, è utile fare un esercizio di autovalutazione, per entrare in contatto con i nostri stati d’animo:

  • osserviamoci o ripensiamo ad una emozione vissuta recentemente
  • osserviamo anche quali reazioni ha avuto il nostro corpo: sudorazione, tensione, pallore, palesamenti fisici dell’imbarazzo (quando arrossiamo), rilassatezza, tensione… 
  • proviamo a dare un nome all’ emozione
  • pensiamo a come avremmo potuto reagire
  • non giudichiamoci
  • ringraziamo per le nostre emozioni

Ribaltare le emozioni negative a proprio favore

Quando un’emozione emerge, non è solo un segno distintivo dell’individuo che la genera, ma ha un’utilità di salvaguardia, da cui possiamo cogliere preziosi insegnamenti:

  • evitare situazioni e persone che ci provocano emozioni che reputiamo dannose,
  • gestire le reazioni in modo attivo e propositivo, anziché subire passivamente i loro effetti.

Il primo passo lo facciamo dando un nome alle emozioni, in secondo luogo accettando l’effetto che esse generano, infine provando e a reagire in modo diverso, magari guardando alle reazioni altrui, che reputiamo più efficaci. 

Impariamo non solo a non giudicare, ma ad osservare, comprendere e acquisire i buoni esempi che ci circondano.

 

La conoscenza è la chiave di lettura. L’allenamento è quella di azione. 

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